giovedì, novembre 28, 2013

Il più bel locale di Torino - Life in Technicolor part 223

Io (al centro), Pietro (a sinistra) e Robi (a destra)
una seratadello scorso giugno, a CasaMAD.
Formalmente il post è su altro e la foto è azzeccata per metà,
però mi va di mettere questa: quindi amen.

La prima volta che ho scritto qualcosa su CasaMAD era il 2010. Era un racconto, questo.

L'dea mi era venuta in mente quando, entrando la prima volta lì nell'ottobre 2009 in una notte di pioggia, notai le marionette che pendevano dal tetto e - guardandole - immaginai una storia.

La scrissi nell'agosto dell'anno dopo, ma non importa.

Importa che quella notte entrai sul serio a CasaMAD.

Daniela e Antonio avevano appena aperto il locale, da un paio di settimane. Credo non lo conoscessero in tanti, al tempo.

Si presentarono, chiesi una birra e mi portarono una pinta che sapeva tremendamente di SuperStorm, e io che bevo solo SuperStorm che ce l'hanno in pochi, mi stupii. Ricordo che pensai: "Questo è il posto più figo che c'è".

Perché la radio suonava jazz, e charleston, e poi musica classica, e avevano una birra che sembrava SuperStorm. Perché c'era un tepore che senti solo a casa tua. Non per nulla, Daniela lo considera Casa, sua e dei suoi amici.

Ha una storia il nome, sapete? CasaMAD, intendo. Ma non ve la racconterò io: quella storia la lascio a Daniela, che la racconta sempre a chi passa di lì la prima volta.

Così, da quella sera, ho cominciato ad andarci. Sempre più spesso.

Piano piano, siamo diventati amici veramente.

Forse anche per quello da CasaMAD ci ho fatto 4 reading: l'ultimo il 21 settembre scorso, il più difficile, e anche il più speciale, dato che è stato un concerto oltre che un reading e - soprattutto - con me c'era Pietro.

Momenti speciali, che si assommano a tutto ciò che ho vissuto in quell'angolo di Torino.

Lì ho ricordi: dei negroni bevuti d'estate, dei sogni e delle storie che mi sono venute in mente, delle speranze e delle attese. CasaMAd è come fosse uno spazio tutto mio, che dal 2009 ho riempito con tante immagini, dove posso andare quando mi sento solo o quando voglio fare festa. Dove trovo  amici con cui parlare, sorrisi e anche obiettivi: perché ogni volta è un invito, "quando torni a leggere?" e allora mi viene voglia di rimettermi in gioco e scrivere un'altra storia.

Con Antonio abbiamo anche inventato un cocktail, il Bella di Notte. La storia però non ve la racconterò io: quella la lascio a lui, che ogni tanto la racconta a chi lo ordina per la prima volta. Ve lo dico non perché è una roba che abbiamo inventato insieme, ma perché è buono, e la storia è pure bella.

Credo che CasaMAD sia uno di quei posti che rientrano nella categoria "luogo del cuore": per questo e per tanti altri motivi credo sia il più bel locale di Torino. Dico sul serio.

Sembra di essere a Parigi, più di quanto ti sembri di essere a Parigi nel resto di Torino. Non fa mai troppo caldo o troppo freddo, ma c'è sempre il tempo giusto, anche quando piove o quando nevica. Ci sono i divani, tavoli imbanditi e il pianoforte. Si mangia e si beve. Si fa festa, c'è musica e c'è calma. Serenità, insomma.

E colori, anche. Perché Daniela dipinge, sapete? E lì trovate i suoi quadri. Una volta mi ha raccontato che durante il Salone del Libro uno scrittore americano gliene chiese uno, e... Ma no: anche questa storia nel caso fatevela raccontare da lei.

Tutte 'ste cose ve le scrivo oggi, perché ho pensato che un post tutto per CasaMAD non l'avevo mai scritto. Ho scritto tante storie per CasaMAD, ma mai su CasaMAD.

Ecco, oggi ho pensato che fosse il momento giusto per farlo. Perché ogni tanto hai bisogno di tornare a casa, per un po': e se stai cercando quale sia, quella giusta, allora magari sei stanco perché la ricerca logora e hai bisogno comunque di un po' di ristoro, ma non sai dove andare.

E allora, passi da lì e scopri che casa tua è negli angoli che non ti aspetti. In fondo via Santa Chiara a Torino è piccina, ci passi solo se sai dov'è. Beh, è lì che si trova il più bel locale di Torino e c'è un buon posto per riposarsi, almeno un po'.


Passateci. Anche solo per sapere quelle tre storie di cui vi accennavo io: raccontate da Daniela e Antonio, credetemi, saranno storie che vi porterete dietro per sempre.

Ci si vede lì.



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